Il portale della psicologia

Isola tropicale

Benvenuti nel nuovo sito di tranquillamente.it! È cambiato il dominio di primo livello e ora ci sono delle nuove sezioni che lo staff pian piano riempirà sempre più di contenuti. Questo sito nasce dalla fusione di altri siti, ma presenta parti completamente nuove.

Le nuove sezioni sono:

  • Associazioni – contiene le principali associazioni psicoterapeutiche o psic*** (non è una parolaccia censurata: è solo una scorciatoia per intendere psicoterapeuti, psichiatri, psicologi e parole derivate, vedi punto successivo). Ogni associazione è corredata da una descrizione di chi la compone e cosa fanno.
  • Psicoterapeuti – contiene i professionisti della psiche che fanno parte di tranquillamente.it. Attualmente sono in numero piuttosto limitato, ma contiamo di annoverarne altri in futuro. Con la parola ‘Psicoterapeuta’ si intende comunemente lo psicologo che ha compiuto la scuola quadriennale di specializzazione in Psicoterapia, appunto, ma anche lo Psichiatra è abilitato per esercitare la Psicoterapia, e diversi di loro fanno solo questo. Quindi in questo contesto, per ‘Psicoterapeuti’ intendiamo annoverare sia Psicologi-Psicoterapeuti che Psichiatri-Psicoterapeuti. Per ogni psicoterapeuta di tranquillamente.it è possibile lasciare una testimonianza o fare delle domande.
  • Directory – contiene un elenco di siti internet dedicati ad argomenti affini alla Psicologia, alla Psicoterapia, ecc. Anche in questo caso viene fornita una descrizione, ma più breve, di quello che può essere trovato online. Aspettiamo segnalazioni!
  • Problemi e Soluzioni – sono pagine di contenuto, divise in due sezioni. Si parla di disturbi, classificazioni, sintomi, ma anche di cura, tipi di psicoterapie, ecc.
  • Domande – contiene tutte le domande dagli utenti a tutti gli Psicoterapeuti di tranquillamente.it o qualcuno in particolare. Alcune domande sono state importate da altri siti che sono confluiti in questo.
  • Blog – contiene tutti gli articoli che vengono scritti su vari argomenti, tipo attacchi di panico, ansia, ecc.
  • Contatto – contiene un modulo da inviare per scrivere a tranquillamente.it. Si può usare per tutto, dare un consiglio su come migliorare il sito da un punto di vista tecnico, richiedere un appuntamento con uno psicoterapeuta di tranquillamente.it, offrire il proprio aiuto per sviluppare il contenuto del sito…

Chiunque voglia partecipare, per moderare le domande, per scrivere recensioni di libri sulla psicologia, la revisione dei suggerimenti dei siti o la scrittura di nuovi articoli, è sempre il benvenuto.

Quando vi è un trauma all’origine degli attacchi di panico

Donna disperata

In molti casi, all’origine del primo attacco di panico vi è un trauma o, per lo meno, così sembra. Quanto questo influisca sul disturbo è oggetto di speculazione e analisi che varia da caso a caso. Ma sicuramente nella stragrande maggior parte dei casi vi è una forte correlazione tra un evento traumatico e la comparsa del primo attacco di panico nei 12 mesi che seguono tale evento. Questo non vuol dire però che il trauma ne sia la causa. Ma sicuramente ne è l’evento scatenante, la scintilla che fa esplodere la polvere da sparo.

Un trauma potrebbe essere all’origine dell’esordio del disturbo di panico anche se questo trauma risale a molto tempo prima. Secondo la teoria classica psicodinamica, infatti, il primo trauma potrebbe rimanere nascosto, anche alla consapevolezza cosciente a volte, un po’ come una mina inesplosa, per poi riemergere in maniera significativa in seguito ad un trauma piccolo, un periodo di stress, o un cambio importante nella vita. In tutti quei casi in cui viene identificato un trauma come origine del disturbo di panico attuale, il soggetto dovrebbe rielaborare tale trauma e, alla fine di un processo, questo verrà ricordato senza una connotazione di spiacevolezza, o non ricordato affatto.

In effetti quando lo stesso evento traumatico capita a due distinti soggetti, spesso si vede un diverso modo di reagire. Perché di base quello che cambia è il soggetto stesso, la somma delle esperienze e del modo che questo ha di attribuirvi significato. Quando queste esperienze non trovano la giusta collocazione nell’ordine dei significati, allora il soggetto ha un disagio, di cui può essere cosciente o meno. In psicoanalisi esiste un modo per definire questo disagio: angoscia. Quando questa è manifesta corrisponde proprio all’angoscia che conosciamo e di cui nessuno è immune al cento percento. Quando è nascosta è comunque in grado di farci avere pensieri e compiere azioni di cui in realtà faremmo a meno.

Parlando dunque del primo attacco di panico come di un’esplosione, possiamo vedere il trauma come una scintilla e l’angoscia come la polvere da sparo.

4 cose da sapere sugli attacchi di panico

Attacchi di panico
  1. La generalizzazione dell’ansia

    Se chiedete a qualcuno che soffre di ansia forte come è cominciata, quasi sicuramente vi risponderà che all’inizio era bassa, che capitava solo in alcuni luoghi o situazioni e poi via via che passava il tempo è andata intensificandosi e diffondendosi sempre di più. In altre parole se prima era più specifica, poi è diventata più generale: si è generalizzata. Se chiedete spiegazioni più approfondite, vi diranno che dalle prime, specifiche, volte hanno cominciato a provare paura di capitare in quei luoghi specifici, o in quelle situazioni specifiche, quindi hanno cominciato ad evitarle. Questo significa che la zona di sicurezza si era ristretta. In teoria ciò avrebbe dovuto risolvere il problema, ma l’ansia era sempre là, perché fa parte dell’individuo, e un giorno capita che si cominciano ad evitare luoghi o situazioni che non sono proprio paurosi, ma che dànno fastidio. Così volta dopo volta, evitando questo, evitando quello, alla fine la zona di sicurezza si restringe sempre di più, arrivando a confinare il soggetto dentro le mura di casa, e a volte neanche quello è sufficiente.

  2. La distrazione

    Nella gestione dell’ansia, quando la nostra mente si focalizza su uno o più fattori ansiogeni, una buona distrazione solitamente riesce a fermare l’aumentare dell’ansia e in alcuni casi anche ad allontanarla. Ma che cosa avrà imparato il nostro corpo? Di sicuro non ad affrontare l’ansia e a superarla. Avrà imparato ancora di più che di fronte all’ansia l’unica soluzione è la fuga. Ma questo significa che di fronte alla minaccia dell’ansia siamo impotenti, in altre parole fuggendo impariamo che non possiamo superarla da noi. E se non possiamo fuggire? Che succede se la distrazione non funziona? Senza la capacità di vedere cosa viene dopo le prime avvisaglie, mentre facciamo di tutto per non finirci dentro, quello che facciamo in realtà è di andare ancora più velocemente verso il nostro attacco di panico.

  3. Il rilassamento

    Il rilassamento durante la giornata, prima di cominciare la mattina o prima di andare a letto, la sera, non può che giovare. Se viene fatto regolarmente aiuta a tenere lo stress lontano, permettendo a chi lo pratica di affrontare i problemi quotidiani più facilmente con più energia e concentrazione. Utilizzare il rilassamento nel momento dell’attacco di panico, tuttavia, è sbagliato da diversi punti di vista. Prima di tutto perché il nostro ci mette poco a creare associazioni con quello che succede intorno a noi. Quindi se ogni volta che mi sale l’ansia comincio a fare il mio rilassamento, e magari lo faccio solo in quei casi, presto o tardi mi basterà fare il rilassamento per entrare in ansia, non per uscirne. Il secondo motivo è che il rilassamento in questo modo funzionerebbe esattamente come la distrazione di cui al punto precedente, cioè sarebbe una fuga.

  4. I tranquillanti

    Parlando di fughe, quale fuga dall’ansia è più grande e, almeno all’inizio, efficace dei tranquillanti? I tranquillanti vengono prescritti con molta facilità da molti medici di base, e solitamente vengono accettati molto bene o, in molti casi, addirittura sollecitati, dai pazienti: “Dottore mi dia qualcosa per farmi dormire”, “non voglio avere questi pensieri ossessivi”, e via dicendo. I tranquillanti, però, non fanno solo male alla nostra capacità di affrontare stress e ansia, ma portano assuefazione, per cui con l’uso continuato finisce che necessitiamo di quantità sempre maggiori di sostanza esattamente come avviene per il consumo di sostanze stupefacenti. Quantità sempre maggiori che a un certo punto non bastano neanche più e gli attacchi di panico arrivano lo stesso, ma ora ci coglieranno completamente impreparati e il loro effetto sarà ancora più devastante.

5 cose da sapere sugli gli attacchi di panico

Lettura attacchi di panico

A volte è il fatto di non conoscere veramente questo disturbo che può farci trincerare dietro comportamenti sbagliati. Ecco 5 cose utili da sapere sugli attacchi di panico.

  1. Diffusione del fenomeno

    Si calcola che nel mondo una persona su tre ha avuto almeno un attacco di panico nell’arco della vita. Ma una percentuale minima della popolazione soffre di disturbo di panico e questo significa che la maggior parte delle persone colpite da un attacco di panico non sviluppa il circolo vizioso del panico. In altre parole soffre del disturbo chi ha paura del prossimo attacco, come dire che anche se abbiamo avuto un attacco di panico, se non ci preoccupiamo del prossimo, ci sono molte probabilità che questo non arriverà mai.

  2. Se lo conosci lo eviti

    Ci sono un sacco di ragioni e spiegazioni psicoanalitiche per cui possiamo essere predisposti ad avere angoscia. Ma qualunque sia l’origine di questa angoscia è a causa di questa che, in ultima analisi, vengono gli attacchi di panico. Quindi conoscere il panico può essere letto in due modi. Il primo è quello della causa prima, i motivi psicoanalitici che stanno dietro all’angoscia. Conoscere questi motivi, molto spesso, significa aver intrapreso un discorso psicoanalitico, anche se potrebbe volerci del tempo. Ma questo non vuol dire che intanto non si possa arginare il fenomeno sapendo come funziona il circolo vizioso della paura, per esempio. E questo ci dà modo di leggere il titolo di questo punto in una seconda chiave. Una volta capito il meccanismo di funzionamento della paura, si sa anche dove intervenire per spezzare il circolo vizioso (vedi il punto ‘Combattere la paura con la paura??!!’) e dove intervenire per spezzare il circolo vizioso fisiologico dell’iperventilazione (vedi il punto ‘Il paradosso dell’iperventilazione’).

  3. Il paradosso dell’iperventilazione

    Senza scendere in dettagli che vengono trattati altrove (vedi, per esempio, qui e qui), sull’iperventilazione c’è da sapere fondamentalmente una cosa: respirare troppo fa male! Ossia si produce l’effetto opposto rispetto allo scopo prefisso perché si finisce con l’accrescere il bisogno di ossigeno invece che di ridurlo. E non perché non ce ne sia nei polmoni o nel sangue: al contrario! La spiegazione del paradosso è un po’ complicata ma essenzialmente il problema è che questo ossigeno non riesce a passare ai tessuti, dove ce n’è bisogno, perché non riesce a competere con l’anidride carbonica, la quale per staccarsi dai tessuti avrebbe bisogno di spazio libero sui globuli rossi, che sono tutti troppo pieni di ossigeno… In conclusione, se vi manca l’aria durante una crisi di panico, non dovete fare boccate più profonde o, peggio ancora, più rapide, al contrario cercate di respirare in un sacchetto, così immettete in circolo la stessa anidride carbonica che espellete e l’ossigeno potrà passare ai tessuti. Ci vuole comunque qualche minuto perché questo vecchio rimedio faccia effetto.

  4. Il circolo vizioso dell’ansia

    L’attacco di panico ha il suo effetto nel momento in cui si instaura il circolo vizioso della paura. È qualcosa che già sapete probabilmente, se avete mai avuto un attacco di panico. La paura agisce sempre sul corpo, fino a un certo punto, ma per alcuni, quelli che sviluppano il panico, la paura ha effetti ancora più forti anche per via del rinforzo. Ma procediamo con ordine. All’inizio c’è qualcosa che ci fa paura, soprattutto se questo qualcosa è un segnale del corpo, tipo un dolorino, la percezione di una diversa temperatura in una parte del corpo, una variazione del battito cardiaco, eccetera. Per il momento ignoriamo il perché questo segnale ci mette paura. Poi avviene che siccome abbiamo paura, il nostro corpo produce in noi uno stato di allarme, attraverso l’immissione in circolo di alcune sostanze (noradrenalina e adrenalina, soprattutto) che hanno l’effetto di amplificare i segnali provenienti dal corpo. E il circolo ha inizio. Il continuo sentire il segnale, produrre una risposta, sentire il segnale più forte, costituisce un rinforzo per il nostro sistema nervoso, cioè più i segnali producono paura e più impariamo a sentirli e a riprodurli.

  5. Combattere la paura con la paura??!!

    Qual’è la risposta tipica alla paura di un malessere? Spesso la paura di morire. Quindi le persone che soffrono di panico cosa fanno quando sentono paura? Rispondono cercando di non affrontarla, cioè cercano una via di fuga. In questo modo il tentativo che fanno è quello di interrompere il circolo vizioso dell’ansia cercando una scappatoia, una distrazione. Cosa che potrebbe anche funzionare le prime volte, ma siccome non si è imparato a ridurre l’effetto del rinforzo della paura, il circolo vizioso è sempre lì, dietro l’angolo, pronto a tornare alla ribalta. Anzi, al contrario, la distrazione, attuata sistematicamente ha l’effetto di rendere l’apprendimento dell’ansia più permanente. Allora qual’è il miglior modo di interrompere il circolo vizioso? Rispondere con la paura, cioè la fuga, o rispondere con determinazione, cioè con l’affrontarla?

L’attacco di panico in auto

Traffico visto dall'auto

Gli attacchi di panico in auto sono tra i più insidiosi, perché quando capitano in molti casi possono portare problemi più ‘ingombranti’ di chi ad esempio soffre di attacchi di panico negli ascensori o a piedi. Mi spiego meglio: è chiaro che andare a piedi ed avere un attacco di panico quando ti allontani da casa senza compagnia è più limitante che andare in macchina, ma è pur vero che tornare indietro è semplice come voltarsi dall’altra parte e continuare a camminare. Mentre si va in auto, invece, le cose si complicano parecchio, anche perché in questi casi gli attacchi hanno la deplorevole abitudine di capitare proprio quando non è tanto semplice fermarsi, tipo sulle strade a velocità sostenuta, dove non è possibile neanche accostare.

Come comportarsi allora con l’attacco di panico in auto? La risposta potrebbe sembrare né immediata né intuitiva, ma è più comprensibile se si approfondisce, per esempio, qui. In breve si tratta di non fermarsi, se la sintomatologia lo consente, magari rallentando il più possibile. Come viene spiegato nell’articolo Cose da sapere in caso di panico, con l’attacco di panico bisogna cercare di controllare quello che possiamo fare con il nostro corpo, piuttosto che la mente, quindi la cosa più semplice da fare per fornire meno carburante alla paura è… continuare a guidare. Ovviamente se il vostro sintomo consiste in manifestazioni inabilitanti per la guida, dovete cercare di accostare o anche fermarvi in mezzo alla strada con le quattro frecce (l’ultimo esempio solo se siete tra i pochi che, anche se ricevono insulti e strombazzate di clacson sono comunque in grado di aspettare che passi la bufera adrenalinica).

Mi sembra già di sentire la vostra obiezione: “Ma io quando sono in macchina con l’ansia, l’ultima cosa che voglio è che qualcuno mi suoni o mi insulti perché ostacolo il passo.” È vero, ma a questo punto dobbiamo chiederci perché viene l’attacco di panico in proprio in macchina. [paura del giudizio degli altri]

Attacchi di panico: cosa fare per affrontarlo

Attacchi di panico: cosa fare - Una metafora sul panico

Attacchi di panico cosa fare e cosa pensare per risolvere il problema definitivamente? Avete mai pensato a cosa sarebbe meglio fare, se solo fosse possibile, quando viene un attacco di panico? Tutti coloro che hanno questo problema da un po’ di tempo hanno le loro regole e abitudini, solo perché hanno imparato a conviverci. Ma cosa sarebbe giusto fare, perché gli attacchi di panico passino definitivamente? Ecco alcune regole utilissime.

Attacchi di panico cosa fare?

Che cosa fareste se foste studenti e ogni giorno o quasi foste presi di mira dal bullo più grosso della scuola?

  1. Non indietreggiare mai davanti ai bulli

    Non bisogna neanche cercare di indietreggiare o, tanto meno, scappare. Immaginate che il panico fosse un bullo molto più grande e forte di voi. Può darsi che riusciste a scappare, ma la volta dopo sarebbe ancora peggio, in quanto il bullo, forte dell’esperienza precedente, vi attaccherebbe con maggiore impeto.

  2. Guardare il nemico negli occhi

    Quando si affronta il panico non bisogna cercare di sfuggirgli. Non bisogna cercare di aggirarlo. Bisogna anzi guardarlo negli occhi finché non ci lascia passare. Non giova fingere che non c’è. Si deve invece accettare il fatto puro e crudo che sia lì per noi e finché non avremo affrontato la sua brutta faccia (e forse qualche sberla) non se ne andrà mai definitivamente.

  3. Incassare, non combattere

    Visto che questo bullo è tanto più forte di voi, cerchereste di colpirlo nella speranza di fargli male? Forse sapreste che, se non siete in grado di fargli niente, la rappresaglia sarebbe peggiore. E allora non vi rimane che imparare a incassare. Anche perché lo scopo del bullo è quello di incutere paura, principalmente, così da sentirsi superiore. Ma di fronte a qualcuno che non indietreggia, lo fissa negli occhi e non chiede aiuto a nessuno, ma invece si fa picchiare, che divertimento ci sarebbe?

  4. Prevenire è meglio che curare

    Quanto detto finora bisogna metterlo in atto nel momento dell’attacco, ma dobbiamo essere in grado di arrivare a controllare il nostro comportamento, almeno quello esteriore. Altrimenti nonostante la nostra risoluzione di stare impassibile di fronte al bullo, potrebbe essere che a un certo punto prendiamo e ce la filiamo di volata, vanificando tutta la fatica fatta fino a quel punto. Per evitare tutto ciò dobbiamo arrivare all’incontro con il bullo preparati. Dobbiamo allenarci prima, magari con un amico che finge di essere il bullo.

L’attacco di panico: un punto di vista diverso

Palazzo con implosione, come un attacco di panico

Un attacco di panico appare come un’esperienza distruttiva per l’individuo, ma possiamo sempre ristrutturare quest’esperienza per migliorare la nostra vita.

Pensate alla demolizione di un palazzo, per esempio.

Il problema dell’attacco di panico

Il problema è che l’attacco di panico si presenta un po’ come un qualcosa che appare da una certa distanza, poi a mano a mano che noi ci avviciniamo veniamo risucchiati sempre più vicino, inesorabilmente, fino a entrarci dentro. Ma la forza che ci attrae è fatta dalla paura che si alimenta dal nostro comportamento evitante o, anche, semplicemente il pensiero di fuga. Per nostra esperienza sappiamo che è più facile controllare il nostro comportamento esteriore che quello interiore (cioè i pensieri), quindi la cosa più semplice da fare per fornire meno carburante alla paura è… continuare a fare quello che si stava facendo prima.